A volte mi scopro a pensare come mi comporterei se mia figlia avesse un handicap fisico o mentale. Pensieri iniziati quando, alla nascita, ci hanno detto che aveva i piedi torti congeniti, problema ampiamente risolto.
Non so perché mi vangano in mente questi pensieri, sono cresciuto frequentando portatori di handicap. Mi piace usare il termine handicap, piuttosto che non normodotati o diversamente abili, perché ho imparato che queste persone spesso, se amate e aiutate superano il gradino, per quanto grande sia, del loro problema e riescono a rivelarsi in tutta il loro splendore di creatura di Dio.
Mi vengono alla mente Marco, Elena, Roberto, Marta, Fabio, Salvatore, Nenè e tanti altri che mi hanno lasciato un segno nel cuore.
Penso anche ai loro genitori e parenti. Capisco quindi che il dubbio che mi assale riguarda me, se sarei capace di salire il gradino.

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