Sorella morte


In questi giorni si fa un gran parlare del caso di Eluana Englaro. Personalmente mi sento un po’ confuso. Sono contro l’eutanasia ma anche contro l’accanimento terapeutico. Credo che il diritto di vivere contempli anche il diritto di morire in modo naturale.

Ai tempi del caso Welby non ho considerato il suo un caso di eutanasia, senza respiratore è sopravvissuto poche ore all’interruzione della cura. Una macchina lo teneva in vita. In fondo anche Papa Giovanni Paolo II aveva rifiutato le ultime cure, chiedendo che la malattia facesse il suo decorso.

Nel caso di Eluana però la morte arriverà dopo venti, trenta giorni. Di fatto morirà di fame e sete. La cosa mi aveva sconvolto già ai tempi di Terry Schiavo.

Non so cosa pensare, della morte bisogna avere rispetto, è un evento che ci accomuna. Trovo nelle parole del padre di Eluana tristezza e amore, ne ammiro la compostezza, ma mi sembra crudele lasciar morire una persona lentamente di fame. Però io non vivo da sedicianni accanto ad una figlia in stato vegetativo…

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