Il giusto compenso


Oggi la giornata non inizia bene… Ho appena letto lo sfogo di Annarella, sfogo che mi ha colpito perchè reputo Annarella una ottima collega, lavoriamo per lo stesso gruppo, sebbene non abbia mai avuto il piacere di conoscerla di persona. Tramite i suoi blog, aperti o aziendali che siano, e nei suoi commenti e contributi ho incontrato una persona di esperienza e, cosa non da poco, con un carattere forte e deciso, che crede nei suoi ideali.

Proprio perchè è una collega il suo post mi fa male. Da più di un anno i miei responsabili mi dicono che per me hanno in mente delle attività molto interessanti, con un ruolo di riferimento all’interno dell’azienda in merito a determinate tematiche. In fin dei conti mi dicono che mi tratteranno come una delle “key people”, visto che cosi mi *vendono* alla capo gruppo.

Ora, nel momento di rendere conto alle promesse, mi dicono che non sanno cosa farmi fare, almeno nove mesi fa mi avevao detto che il progetto a cui avevo lavorato aveva ancora bisogno di me.

Sono più di tre anni che accetto di fare orari mortali, saltare le ferie per coprire i colleghi, arrivo a pagare  più di un quarto del netto dello stipendio mensile per andare al lavoro tutti i giorni (tra autostrada, benzina e auto). Tre anni in cui sto scarificando anche mia moglie e mia figlia e le mie passioni. Sacrifici che sono disposto a fare se mi permettono di crescere, non solo economicamente, non se vengo preso in giro.

Quando mia hanno assunto mi era stato proposto di lavorare ad una determinata tematica, di fatto fino ad oggi ho visto solo i mie colleghi lavorarci, e la possibilità di fare il telelavoro, di fatto applicato solo nei week end e quando sono in ferie.

I presupposti che mi avevano fatto accettare il lavoro erano, e lo sono ancora oggi, interessanti. Ora invece mi vedo a lottare per ripredermi gli spazi in un progetto che avrei dovuto abbandonare un mese, se non un anno, fa.

Fino ad oggi non ho mai cercato un altro posto di lavoro, a suo tempo ho preso degli accordi e credo nella fedeltà all’azienda. Mi piacerebbe che il rispetto fosse reciproco.

Ora devo aspettare fino a settembre, quando il grande capo torna dalle ferie. Dopo quell’incontro decidero il dafarsi. Se rimanere al mio posto, se accettare l’offerta dell’amministratore delegato del gruppo di passare in un’altra società (con evidente figuraccia per i miei responsabili) o se cercare un lavoro in terra bergamasca, i contatti non mi mancano,  ne guadagnerei in affetti personali e soldi spesi.

Una risposta a “Il giusto compenso

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