Archivi tag: rispetto

Lavoro: etica e missione


Sono cresciuto in una famiglia che mi ha inculcato un grande rispetto per il lavoro, sia per chi lo fa che per chi lo da.

Credo fortemente che fare bene il proprio lavoro, rispettare gli altri mentre lo si fa  e rispettare il loro siano cose fondamentali.

Il lavoro per me è una missione che permette di mettere a frutto le nostre capacità, per chi ha fede i nostri talenti, e di crescere sia personalmente e, perché no, economicamente permettendoci di contribuire attivamente alla comunità, iniziando proprio dalla piccola comunità che è la famiglia. Quindi spero che capirete quanto mi pesi la mia situazione attuale.

Mi trovo, per l’ennesima volta, d’accordo con il pensiero di Annarella, fosse sole per il fatto che sono consulente anch’io 🙂 .

Del fatto specifico mi ero fermato al primo post di Matteo Flora, su indicazione di un collega. Ero rimasto schifato dei commenti gratuiti, alcuni li giudico offensivi, e fuori luogo fatti ad una persona che spende del tempo per parlare tramite un blog, il che denota la sua passione, delle tematiche che affronta nel suo lavoro. Ad articoli simili mi aspetterei commenti con domande e considerazioni tecniche e non populiste.

Il giusto compenso


Oggi la giornata non inizia bene… Ho appena letto lo sfogo di Annarella, sfogo che mi ha colpito perchè reputo Annarella una ottima collega, lavoriamo per lo stesso gruppo, sebbene non abbia mai avuto il piacere di conoscerla di persona. Tramite i suoi blog, aperti o aziendali che siano, e nei suoi commenti e contributi ho incontrato una persona di esperienza e, cosa non da poco, con un carattere forte e deciso, che crede nei suoi ideali.

Proprio perchè è una collega il suo post mi fa male. Da più di un anno i miei responsabili mi dicono che per me hanno in mente delle attività molto interessanti, con un ruolo di riferimento all’interno dell’azienda in merito a determinate tematiche. In fin dei conti mi dicono che mi tratteranno come una delle “key people”, visto che cosi mi *vendono* alla capo gruppo.

Ora, nel momento di rendere conto alle promesse, mi dicono che non sanno cosa farmi fare, almeno nove mesi fa mi avevao detto che il progetto a cui avevo lavorato aveva ancora bisogno di me.

Sono più di tre anni che accetto di fare orari mortali, saltare le ferie per coprire i colleghi, arrivo a pagare  più di un quarto del netto dello stipendio mensile per andare al lavoro tutti i giorni (tra autostrada, benzina e auto). Tre anni in cui sto scarificando anche mia moglie e mia figlia e le mie passioni. Sacrifici che sono disposto a fare se mi permettono di crescere, non solo economicamente, non se vengo preso in giro.

Quando mia hanno assunto mi era stato proposto di lavorare ad una determinata tematica, di fatto fino ad oggi ho visto solo i mie colleghi lavorarci, e la possibilità di fare il telelavoro, di fatto applicato solo nei week end e quando sono in ferie.

I presupposti che mi avevano fatto accettare il lavoro erano, e lo sono ancora oggi, interessanti. Ora invece mi vedo a lottare per ripredermi gli spazi in un progetto che avrei dovuto abbandonare un mese, se non un anno, fa.

Fino ad oggi non ho mai cercato un altro posto di lavoro, a suo tempo ho preso degli accordi e credo nella fedeltà all’azienda. Mi piacerebbe che il rispetto fosse reciproco.

Ora devo aspettare fino a settembre, quando il grande capo torna dalle ferie. Dopo quell’incontro decidero il dafarsi. Se rimanere al mio posto, se accettare l’offerta dell’amministratore delegato del gruppo di passare in un’altra società (con evidente figuraccia per i miei responsabili) o se cercare un lavoro in terra bergamasca, i contatti non mi mancano,  ne guadagnerei in affetti personali e soldi spesi.

Questione di rispetto


Oggi una delle notizie più lette parla di quella coppia che faceva sesso in un confessionale durante la Messa del mattino, sostenendo che, essendo atei, un posto vale l’altro.

Il post di Annarella descrive bene cosa penso, anche se in un modo più incisivo, a proposito del fatto.

Aggiungo solo una considerazione, credo che il fatto sia dovuto ad una mancanza di rispetto.

Perchè mentre il vescovo della città ha detto

Non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto

oggi ho sentito gente dire che è una cavolata fare una Messa riparatrice. Anche in questo caso è il rispetto a venire meno, come a casa mia voglio pulire i muri se qualcuno li imbratta non capisco perchè non si possa cancellare un “offesa” nel modo più naturale per un credente, con la preghiera.

Da papà di Benedetta questo diffuso venir meno del rispetto un po’ mi preoccupa. Spero di riuscire ad insegnarne il valore a mia figlia.